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SOYEZ LE BIENVENU EN BENIN
E'
l'11 luglio del 2007. Io e Alessio, un vecchio amico, c'imbarchiamo
sull'aereo che ci porterà a Roma, il primo dei tre che prenderemo
nell'arco della giornata. Alle 3 del mattino seguente, ora italiana,
siamo a Cotonou, principale città del Benin e sede dell'unico aeroporto
nazionale. Soyez le bienvenu, recita un piccolo cartello
all'interno della casa che ci ospiterà per il prossimo mese e mezzo.
Siate i benvenuti. Ad accoglierci è il colonnello Ferdinand Assogba,
presidente dell'associzione Afa-Benin e nostro angelo custode in terra
sraniera.
Passano i
giorni e lui ci spiega gli assetti organizzativi dell'associazione, i
suoi obiettivi precipui, ci mostra i diversi progetti in fase di studio
o in atto. Su tutti spicca il progetto di un centro sanitario nella
circoscrizione rurale di Atokolibé, che potrebbe dare assistenza medica
a 50mila persone provenienti da otto villaggi diversi, attualmente
costrette a viaggiare per circa trenta chilometri nel caso abbiano
bisogno di cure. Ambizioso, forse chimerico, ma drammaticamente
necessario, nonché studiato con rigoroso puntiglio. C'è poi l'impianto
di pompaggio nel villaggio di Yokon. Il desiderio è quello di dotare un
gruppo di lavoro femminile di acqua in maniera continuativa,
prelevandola da una sorgente poco distante dai loro campi. Questo
consentirebbe di lavorare la terra anche durante la stagione secca, in
modo da assicurare una produzione costante. I costi qui non sarebbero
eccessivi e il gruppo in questione è già molto ben avviato e lavora con
invidiabile zelo. In città il problema dell'abbandono scolastico provoca
alti tassi di disoccupazione, quando non sfocia addirittura in forme di
micro-criminalità. Mentre la scuola primaria è gratuita, dai 12 anni in
poi gli alunni sono tenuti a pagare una retta che, sovente, le famiglie
non sono in grado di corrispondere. Nella capitale Porto-Novo l'Afa-Benin
ha in programma di costituire un centro di formazione professionale, che
dia la possibilità ai ragazzi che terminano la scuola primaria di
studiare e fare praticantato per imparare alcuni mestieri. Il centro
comprenderebbe laboratori di tessitura, sartoria e informatica,
chiedendo agli studenti un pagamento congruo rispetto alle loro
possibilità.
Tante
belle idee, sogni per il futuro, ma c'è qualcosa di concreto in
quest'associazione? potranno chiedersi i più scettici con giustificata
diffidenza. C'è, eccome. Detto delle persone che la compongono,
concretissime e scrupolosamente impegnate, l'Afa-Benin sta attualmente
costruendo un complesso ricreativo-sportivo all'interno della scuola
elementare di Danto, nella periferia di Porto-Novo. I finanziamenti
raccolti da Afa-Italia sono serviti a far partire il progetto, con
l'edificazione ancora incompleta del campo da pallamano, ma non possono
coprire l'intera richiesta di fondi da parte dell'associazione beninese.
Il progetto, dunque, è al momento fermo, sebbene dal Benin siano
fiduciosi che presto arriverà il denaro per portarlo a termine.
Guardiamoci in faccia: mancano i soldi.
Niente di nuovo sul fronte meridionale, aggiungo io. E allora perché
spendere altre parole? Una ragione mi viene in mente. Mancheranno i
soldi, è vero, però è l'unica cosa che manca. Ferdinand Assogba e i
membri della sua associazione provvederanno a metterci la passione, il
lavoro, la voglia di aiutare i loro connazionali meno fortunati, anche
alla luce di una struttura organizzativa eccellente e capace di coprire
l'intero territorio beninese. Non è poco, non lo è affatto.
(Mattia Luchetta)
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